Wednesday, January 17, 2007

pronto?

Mentre stavo sbucciando un’arancia mi e’ suonato il cellulare. Siccome avevano sbagliato numero ho subito ripreso a sbucciare.
La vernice metallica non veniva via molto bene, rimanevano chiazze scolorite che non rendevano affatto appetitosa la prospettiva di ingerire tutte quelle informazioni.
Insistendo con l’aiuto della punta del coltellino sono riuscita a raschiare il resto delle macchie di vernice ma non mi sentivo lo stesso attratta dall’idea di introdurre cosi’ tanti agenti chimici nel mio organismo.
Facendo forza con le unghie ho sollevato lo strato superiore e con grande eccitazione ho guradato all’interno speranzona. Niente. Solo microchip, plastica e metallo. Niente informazioni.
In fondo me l’aspettavo, non e’ mai facile acquisire informazioni sopratutto se si tratta di numeri.
Ho titubato ma mi sono fatta forza. Ho staccato un pezzettino, uno di quelli morbidi e un po’ arrotondati, quelli con un numero e qualche lettera.
Lo appoggio sulla lingua e cerco di farlo sciogliere leggermente in modo da avere un assaggio. Un sapore lievemente amarognolo si spande dall’attaccatura della lingua e svanisce verso la gola che risente di un lieve pizzicore.
Inghiotto, senza masticare perche’ ho paura che le informazioni si fremmentino troppo se le schiaccio coi denti.
Scende giu’ fino ad arrivare allo stomaco dove i miei succhi gastrici lo attaccano.
Aspetto. Aspetto ancora. Ne prendo un’altro. Niente numeri o lettere ma solo un asterisco e un piu’. Provo un’approccio diverso questa volta ma subito scopro che l’averlo masticato non ha prodotto niente di diverso se non l’avermi fatto rimanere l’asterisco tra i denti.
Vado avanti cosi’ per un po’, inghiottendo e non masticando, fino a che non ho ingerito tutto. Getto gli scarti nel cestino vicino alla mia scrivania e riprendo a lavorare quando mi ricordo imporvvisamente che devo chiamare il consulente che ci sta aiutando col nuovo progetto.
Chiudo gli occhi, scorro tutta la lista presente nella rubrica telefonica che mi sono appena ingerita, localizzo il suo nome. Trovato, si, ma il numero non riesco proprio a leggerlo.
Non c’e’ modo, non c’e’ proprio modo di ricordarsi tutti i numeri di telefono, anche quelli che sapevi a memoria prima che arrivassero i cellulari. Spariti dalla testa come se tu non ce li avessi mai messi.
Ho il singhiozzo.

vento

E' dappertutto, a Londra, a Milano, a Beirut. Ed e' forte, molto forte.
Io ho freddo, troppo freddo. Anche oggi vivo un po' come ormai d'abitudine questa abnegazione della mia femminilita' nonche' sensualita' grazie agli ottomila strati di vestiti che mi porto addosso mentre mi trascino dalla fermata dell'autobus all'ufficio. Un piccolo omino michelin con gli occhiali e i capelli lunghi.

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L'altro giorno sono uscita dall'ufficio e invece di andare alla fermata dell'autobus per tornare a casa, mi sono diretta verso la fermata per andare in ufficio. Mi ci e' voluto un po' per arrivare visto che me la sono fatta a piedi, ma e' stata una bella passeggiata. Giunta alla fermata ho subito notato che c'era pochissima gente e nessuno che io riconoscessi. Che strano, mi son detta, si vede che oggi i soliti che vedo ogni giorno non vanno a lavorare.
Dopo un po' arriva l'autobus e salgo insieme agli altri viaggiatori. Mi siedo come sempre allo stesso posto e, come sempre, metto l'auricolare ed ascolto la radio col cellulare. Che strano, mi son detta, gli speaker radiofonici non sono i soliti che sento sempre quando prendo l'autobus per andare in ufficio.
Una volta arrivati alla fermata dove scendo per andare a lavorare, mi alzo e scedo dall'autobus per dirigermi appunto in ufficio che stranamente e' deserto. Allora penso, han trovato tutti traffico.
Mi siedo alla mia scrivania e come sempre accendo il computer e svolgo le mansioni citate nel mio contratto ed anche un paio di cose non menzionate ma fa lo stesso. Una volta finito tutto cio' che era necessario fare, mi metto la giacca e mi dirigo verso la fermata dell'autobus per andare a casa. Durante il tragitto mi son detta, che strano, c'e' davvero poca gente oggi sull'autobus rispetto al solito quando vado verso casa. Ho anche notato che invece sugli autobus in direzione opposta c'era un sacco di gente. Si vede che si sono problemi con gli autobus in quella direzione. Durante il tragitto mentre ascoltavo la radio ho pensato, che strano, oggi i porgrammi son diversi dai soliti che ascolto quando esco dall'ufficio e prendo l'utobus per andare a casa.
Giunta a casa mi rendo conto di essere molto stanca e decido di andre a coricarmi. Dopo pochi minuti mi squilla il cellulare. E' il mio capo che mi chiede come mai non sono in ufficio.
Sono scesa dal letto e dopo essermi vestita sono uscita e mi sono diretta alla fermata dell'autobus per andare a lavorare.